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Il Bagolaro (Celtis australis) è l'albero che incarna la resilienza. Conosciuto volgarmente come "Spaccasassi" per la forza delle sue radici capaci di penetrare terreni rocciosi e muretti a secco, è un bonsai di grandissima soddisfazione. È apprezzato per la sua corteccia grigia e liscia (simile al faggio) che contrasta con le foglie ruvide, dentellate e di un bel verde brillante, che in autunno virano al giallo oro. La sua struttura ramificata fine e la crescita vigorosa lo rendono ideale per lo stile a "scopa rovesciata" (Hokidachi) o eretto informale.
Originario del bacino del Mediterraneo e dell'Asia Minore, è una presenza costante nelle nostre città e colline. Appartiene alla famiglia delle Cannabaceae (ex Ulmaceae).
Nel bonsai si trova spesso anche il cugino asiatico, il Celtis Sinensis (Bagolaro Cinese), che si distingue per le foglie più piccole, lucide e meno ruvide al tatto, e per una sfumatura aranciata sui nuovi germogli. Le cure sono molto simili, ma il Sinensis è leggermente meno rustico al freddo intenso rispetto all'Australis.
Il Bagolaro è un albero eliofilo: ama il pieno sole.
L'esposizione diretta è fondamentale per ridurre la dimensione delle foglie (naturalmente grandi) e per mantenere gli internodi corti.
Resiste benissimo al caldo e al vento. Solo in estate, se coltivato in vasi molto bassi, può beneficiare di una leggera ombreggiatura pomeridiana per evitare che le punte delle foglie si brucino, ma è molto più resistente di aceri o faggi.
In natura resiste alla siccità, ma in vaso è un gran bevitore.
Durante la stagione vegetativa, annaffiate abbondantemente appena il terriccio si asciuga in superficie. Non fategli mai mancare l'acqua in estate se volete una crescita vigorosa. Tuttavia, evitate i ristagni perenni: le radici potenti hanno bisogno di ossigeno.
È una pianta estremamente rustica.
Tollera l'acqua del rubinetto, anche calcarea, senza mostrare segni di sofferenza. Non richiede acque particolari.
Si adatta a tutto, ma per un bonsai di qualità serve drenaggio.
Si effettua in primavera (marzo-aprile), prima che le gemme si aprano.
Il Bagolaro ha radici fortissime e grosse che tendono a sollevare la pianta dal vaso. Rinvasate ogni 2-3 anni i giovani.
Non abbiate paura di potare le radici: sopporta riduzioni drastiche. Cercate di eliminare i fittoni grossi che scendono verticali per favorire il capillare orizzontale.
È una pianta vigorosa che consuma molte energie.
Concimate dalla primavera all'autunno con concime organico solido. In primavera, spingete pure con l'azoto se dovete costruire la ramificazione. Se invece la pianta è formata, usate concimi più bilanciati per non far ingrossare troppo le foglie.
I fiori sono insignificanti, ma i frutti (drupe) sono caratteristici: piccole palline che passano dal verde al giallo fino al nero-violaceo quando mature in autunno. Sono commestibili e dolciastre (amate dagli uccelli), ma nel bonsai sono spesso un dettaglio secondario rispetto alla ramificazione.
Si esegue a fine inverno.
Il legno è flessibile da giovane ma diventa duro col tempo. Il Bagolaro tende a fare rami lunghi e dritti: dovete intervenire con decisione per creare curve e movimento. I tagli grandi cicatrizzano bene ma lentamente: usate sempre il mastice per evitare che il legno si ritiri creando cavità.
La caratteristica del Bagolaro è la crescita dei rami a "zig-zag".
Durante la stagione, accorciate i rami lasciando sempre l'ultima gemma nella direzione in cui volete che il ramo prosegua. Questo continuo "taglia e cresci" costruisce la tipica ramificazione fine e spigolosa.
Sui germogli teneri in primavera, pizzicate via la punta centrale quando hanno prodotto 3-4 foglie. Questo blocca l'allungamento e stimola le gemme arretrate.
I rami giovani sono molto flessibili e si legano facilmente in primavera ed estate.
Fate attenzione: la crescita è veloce e il filo si incarna rapidamente nella corteccia liscia, lasciando segni brutti che impiegano anni a sparire. Controllate il filo ogni 3-4 settimane!
Il Celtis Australis è rusticissimo e non teme il gelo. Può stare fuori tutto l'anno senza protezioni particolari, salvo in caso di gelo estremo per vasi molto piccoli (shohin).
Il Celtis Sinensis è leggermente più sensibile: al Nord Italia meglio proteggerlo in serra fredda o sotto una tettoia se le temperature scendono molto sotto lo zero.
Perché lo chiamano "Spaccasassi"?
Perché in natura il suo apparato radicale è talmente potente da riuscire a insinuarsi nelle fessure delle rocce e dei muretti a secco, allargandole man mano che cresce fino a spaccarle. In vaso, questa forza significa che dovrete rinvasarlo spesso perché le radici solleveranno la pianta!
Posso defogliare il Bagolaro?
Sì, è una delle specie che risponde meglio alla defogliazione totale a giugno. Se la pianta è sana, tagliando via tutte le foglie, ne produrrà di nuove molto più piccole e aumenterà la ramificazione fine.
Che differenza c'è tra Celtis Australis e Sinensis?
L'Australis (nostrano) ha foglie più grandi, ruvide e opache, e corteccia grigia. Il Sinensis (asiatico) ha foglie più piccole, lisce e lucide, e spesso i nuovi germogli sono arancioni. Il Sinensis è esteticamente più raffinato, l'Australis più potente e rustico.
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