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Il Pino Bianco Giapponese (Pinus parvifolia o pentaphylla) è conosciuto in Giappone come "Goyomatsu". Se il Pino Nero è il "Re" (forza maschile), il Pino Bianco è la "Regina" (eleganza femminile). Si distingue subito per i suoi aghi riuniti in mazzetti da cinque (da qui "pentaphylla"), che sono corti, morbidi e di un colore verde-azzurrognolo con una striscia argentea interna. È un albero raffinato, a crescita più lenta e compatta rispetto al Pino Nero, molto amato per la sua capacità di creare palchi densi e piatti di straordinaria bellezza.
Originario delle montagne del Giappone, è un albero che cresce spesso in alta quota o su terreni rocciosi. Questa provenienza lo rende estremamente resistente al freddo. La varietà più comune e apprezzata nel bonsai è la Miyajima (spesso innestata su Pino Nero per dare vigore), famosa per gli aghi corti e la crescita orizzontale dei rami.
Ama il pieno sole e l'aria aperta.
L'esposizione solare (almeno 4-6 ore dirette) è necessaria per mantenere il colore azzurro degli aghi e prevenire malattie fungine. Tuttavia, rispetto al Pino Nero, tollera un po' meglio la mezz'ombra nelle regioni molto calde, poiché i suoi aghi sono più delicati e possono bruciarsi con il sole rovente di agosto se la pianta è in un vaso piccolo.
Il Pino Bianco teme i ristagni più di ogni altra cosa.
Annaffiate solo quando il terriccio è ben asciutto. Controllate con il dito sotto la superficie. Un eccesso d'acqua porta rapidamente all'ingiallimento degli aghi e al marciume delle radici fini. Ama invece le nebulizzazioni sulla chioma (alla sera in estate), che puliscono gli stomi e idratano gli aghi.
Preferisce acque leggere, ma si adatta bene all'acqua del rubinetto. L'importante è che non sia troppo salmastra o calcarea, per non alterare il pH del substrato nel lungo periodo.
Il drenaggio deve essere impeccabile.
Si rinvasa raramente: ogni 3-5 anni (o anche più per esemplari maturi), in primavera (aprile), quando le gemme iniziano a muoversi.
Anche qui vale la regola d'oro delle conifere: non lavate le radici. Preservate la micorriza (il fungo simbionte bianco) e lasciate una parte del vecchio pane di terra al centro, altrimenti l'albero potrebbe morire per lo shock.
Concimate con fertilizzante organico solido a lenta cessione.
Nutrite bene in autunno (settembre-novembre) per preparare l'albero all'inverno e alla germogliazione successiva. In primavera, concimate in modo leggero. Se volete aghi molto corti, riducete il concime primaverile durante l'allungamento delle candele.
Produce pigne che possono rimanere sull'albero per anni. Sono molto decorative, corte e tozze. Tuttavia, la produzione di pigne consuma molta energia: su un bonsai da esposizione o in formazione, è meglio rimuoverle o lasciarne solo una come dettaglio estetico.
I grandi interventi di design e la rimozione di grossi rami si fanno durante il riposo invernale.
Il Pino Bianco cicatrizza lentamente e la resina è meno abbondante del Pino Nero, ma coprire i tagli con mastice è comunque fondamentale per evitare l'ingresso di patogeni nel legno.
A differenza del Pino Nero, il Pino Bianco NON si defoglia e NON si tagliano le candele a zero (Mekiri) di solito, perché fatica a produrre una seconda cacciata nello stesso anno.
La manutenzione si basa sulla selezione: se su un ramo ci sono troppe gemme, se ne lasciano solo 2 (a forma di "V").
In primavera, quando le candele si allungano, si pinzano (spezzano con le dita) quelle troppo forti, riducendole di 1/3 o 2/3. Questo rallenta la crescita e mantiene la forma compatta senza stressare troppo l'albero.
I rami del Pino Bianco sono estremamente flessibili e si possono piegare in forme molto sinuose.
Il momento migliore è l'autunno/inverno. Usate filo di alluminio o rame. Poiché la crescita è lenta, il filo può rimanere in posizione a lungo (anche 1-2 anni), ma controllate sempre che non segni la corteccia liscia.
Resistentissimo al freddo (è un albero di alta montagna). Può stare fuori tutto l'anno. Proteggete il vaso solo in caso di gelo estremo prolungato per salvaguardare il vaso stesso e i capillari.
Perché si chiama "Pentaphylla"?
Dal greco "penta" (cinque) e "phylla" (foglia). Se guardate un mazzetto di aghi, ne conterete esattamente cinque che partono dalla stessa guaina. Il Pino Nero ne ha due, il Pino Ponderosa ne ha tre.
Posso tagliare le candele come sul Pino Nero?
Meglio di no, o solo se sei molto esperto e l'albero è fortissimo. Il Pino Bianco è più debole; se tagli tutto (Mekiri), rischi che non ricacci nulla e il ramo muoia. Limitati a pizzicarle (accorciarle) o a selezionare le gemme.
Perché è innestato?
Spesso i Pini Bianchi (varietà Miyajima) sono innestati su radici di Pino Nero (più forti e vigorose). Se vedete un cambio di corteccia alla base del tronco, è il punto di innesto. È un pregio, perché unisce la bellezza del Bianco alla forza del Nero.
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